QUALE MODELLO (CULTURALE) DI SVILUPPO POTRA’ SALVARE IL PIANETA?
Incontri con l’autore
Vivace dibattito tra l’autore di “Perché i megaricchi stanno distruggendo il pianeta”, Hervè Kempf, Innocenzo Cipolletta e Luigi Furini
Ha attirato un folto, e incuriosito, pubblico l’incontro con Hervè Kempf, svoltosi oggi presso la Biblioteca comunale. Merito – probabilmente – dell’azzeccatissimo titolo del suo libro, illustrato appunto nel dibattito coordinato da Roberto Ippolito: “Perché i megaricchi stanno distruggendo il pianeta”.
Un pubblico che non è certo rimasto deluso perché i tre economisti convenuti avevano opinioni abbastanza divergenti.
Hervé Kempf – giornalista di "Le Monde", esperto di ecologia e di economia – non usa mezzi termini “c’è una depredazione planetaria e i responsabili sono i megaricchi. Essi costituiscono una oligarchia che di fatto sta rovinando il nostro pianeta. Non lo dico io ma centinaia di scienziati. Stiamo vivendo una crisi ecologica mai vista: per la prima volta in due milioni di anni ci stiamo spingendo ai limiti della biosfera”.
Praticamente siamo sull’orlo del precipizio? “Userei piuttosto l’immagine di una grande nave, come il Titanic. Sappiamo che stiamo andando a sbattere contro un iceberg ma non abbiamo ancora cambiato rotta. E’ fondamentale però capire che la crisi non sta arrivando, ci siamo già dentro fino al collo”.
Anche Luigi Furini - giornalista dell’AGL, l’agenzia di stampa che fornisce notizie ai giornali locali del gruppo de L’Espresso – sembra esser critico nei confronti del capitalismo: “ Ci dicono che non ci sono alternative al sistema capitalistico, ma sono troppe le cose che così come stanno non funzionano “.
Di tutt’altro avviso Innocenzo Cipolletta - presidente dell'Università degli Studi di Trento e delle Ferrovie dello Stato: “Sono un po’ in imbarazzo perché io sono uno zelante adepto della crescita ad ogni costo – ha esordito – anche se ho scritto un libro intitolato ‘La responsabilità dei ricchi’ in cui dicevo che i Paesi ricchi hanno il dovere di aiutare quelli in via di sviluppo. Questo perché ritengo che ci sia spazio per tutti, certo nell’ambito di limiti e regole che devono essere chiare per tutti”.
Cipolletta ha poi specificato che è contrario al catastrofismo perché “è parente stretto dell’immobilismo. Si sta lì a guardare che accada quello che avevamo previsto”.
Il filo del discorso poi è finito – poteva essere altrimenti? – sulla Cina, vera cartina di tornasole obbligata per gli economisti di tutto il mondo di questi tempi. “Il problema è secondo me – ha poi sottolineato Furini – che noi non possiamo dire ai cinesi non comperatevi una macchina a testa perché siete talmente tanti che poi il mondo scoppia!”
“Ma è proprio questo il nocciolo del problema” gli ha replicato il giornalista francese “è il modello culturale di sviluppo che noi esportiamo in tutto il mondo che deve cambiare perché è troppo consumistico. Anche noi dobbiamo essere più morigerati, più sobri per esempio anche con il numero di macchine. Solo così lo si potrà chiedere anche ad altri popoli di Paesi emergenti”.
“Mi sembra che non stiamo storicizzando il contesto – gli ha fatto eco infine Cipolletta – sono d’accordo sulla sobrietà ma ci si può arrivare in due modi: o con una dittatura francescana dove ci dicono di spegnere le luci per non consumare o con un sistema libero che ha sì dei rischi ma che ha anche un sistema di autoregolamentazioni che mi sembra ha sempre funzionato, se guardiamo alle crisi energetiche del passato”.










