LA GENERAZIONE TUAREG, SENZA BUSSOLA NEL DESERTO
Delzio nel suo libro spiega come vivere (e sopravvivere ) in un’Italia che non aiuta i giovani
Rifuggire l’iperindividualismo di fine secolo ed affrontare il “deserto” in gruppo: questa la sua ricetta
Cosa centrano i Tuareg con l’economia?
Francesco Delzio ce lo spiega subito: “I giovani oggi vagano per un deserto, l’Italia, e non hanno neanche una bussola. Una visione, la mia, che ieri ha avuto un imprimatur d’eccezione con la relazione del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che – di solito molto pacato nei toni – ha lanciato un vero e proprio appello in favore delle nuove generazioni. Un vero e proprio spot per la Generazione Tuareg”.
Il dibattito – coordinato da Roberto Ippolito – ha visto discutere del libro di Francesco Delzio anche Linda Lanzillotta, deputato del Partito democratico e ministro “ombra” con delega alla Pubblica Amministrazione, e Renata Polverini, segretario dell’UGL, l’Unione generale del lavoro, il più giovane segretario di un sindacato in Italia oltre che prima donna a ricoprire un incarico così prestigioso.
E anche di pari opportunità si è parlato questa mattina in una sala della Biblioteca comunale piena nonostante la bellissima giornata. Perché quello che è emerso chiaramente è che l’Italia sta rimanendo sempre più indietro rispetto all’Europa. Ma perché?
“Con la globalizzazione non ce la possiamo prendere – prosegue scherzosamente Delzio – perché questa c’è in tutto il mondo. In Italia però abbiamo indubbiamente un problema generazionale la cui linea di demarcazione è stata la riforma Dini che ha penalizzato una precisa fascia d’èta. Quelli che allora erano ventenni e che sono i Tuareg d’oggi, e cioè i trentenni”.
“E’ vero – gli fa eco la Polverini – quella riforma ha stabilito per legge che per la previdenza ognuno si sarebbe dovuto, di fatto, arrangiare da solo. Il problema è che in Italia le leggi regolamentano le situazioni che di fatto già hanno cambiato la società. Siamo sempre in ritardo, sempre ad inseguire”.
Trentatreenne, già Direttore Giovani imprenditori della Confindustria, oggi top manager alla Piaggio, Francesco Delzio tiene a citare il sottotitolo del suo libro: “Giovani, flessibili, felici”.
“Sono stato volutamente provocatorio per il semplice fatto che non ritengo che il precariato e la flessibilità siano un problema. Per i giovani casomai il grosso guaio è la quasi totale mancanza di flessibilità dei servizi, pensiamo alla difficoltà di accesso al credito. Una grossa parte di colpa ce l’ha il ’68 che – dopo la fase iniziale in cui ha contribuito a degerarchizzare la nostra società principalmente con un’istruzione più moderna per tutti – poi ci ha portati dall’eguaglianza all’egualitarismo. Bisogna voltare pagina. In Italia, come dico nel libro, abbiamo il ’68 più lungo del mondo”.
Per Linda Lanzillotta – reduce dall’esperienza di ministro con il governo Prodi - “L’Italia è schiava dei veti incrociati, schiava dei centri di potere. Pensiamo al caso Alitalia che è una metafora di quello che sta succedendo in Italia un po’ a tutti i livelli. Chi governava – e non faccio distinzioni tra destra e sinistra – non è riuscito a tutelare questo patrimonio del Paese perché hanno prevalso interessi corporativi, nati quando la compagnia operava in regime di monopolio pubblico. Con l’arrivo della concorrenza privata il banco è saltato”. Poi la deputata si lancia in un sincero elogio della città del Festival: “Dobbiamo lavorare tutti perché in Italia ci sia la qualità della vita che abbiamo trovato qui a Trento”.
Tra gli interventi del pubblico uno dei più interessanti ha rimarcato il grave stato in cui versa l’Italia se confrontato agli altri Paesi forti: “Qui il problema non sono le donne o i giovani italiani, ma tutto il nostro Paese. Il problema – dobbiamo dircelo – è che non siamo più competitivi rispetto agli altri Paesi industrializzati”.










