L’ITALIA PUÒ ESSERE UN MODELLO PER LE IMPRESE CINESI
In Cina l’80% delle aziende è a gestione familiare
Trasparenza e pubblicità dei bilanci delle aziende sono le regole base del mercato.
È toccato ad Alberto Forchielli, presidente dell’Osservatorio Asia il compito di descrivere, durante l’incontro “Trasparenza, governance e contendibilità: un modello italiano per le imprese cinesi?”, il profilo degli imprenditori della Cina di oggi. Sono prima di tutto giovani, tutti di prima generazione e soprattutto focalizzati sull’obiettivo. Non si perdono in manie da megalomani, comprando ville yatch o squadre di calcio, ma inseguono decisi il sogno di costruire una grande azienda. Hanno sofferto molto, perché quasi tutti escono dalla “rivoluzione culturale” e per questo possono essere paragonati ai nostri nonni dopo la guerra. Più coraggiosi di noi e meno ansiosi. La metà di loro sono laureati e intendono portare le loro aziende in borsa; riguardo a questo argomento sono molto più preparati degli italini. La quotazione in borsa ha portato, in Cina una ingente emersione del sommerso con un forte incremento delle entrate tributarie: oggi con questa esplosione lo Stato può compiere grandi investimenti pareggiando sempre il bilancio.
Gao Zhen, della China Export Import Bank, ha evidenziato il dato più importante che fa somigliare il sistema delle imprese cinese a quello italiano: l’80% delle aziende è di dimensione medio piccola e a conduzione familiare. Al contrario di altri, però gli imprenditori cinesi non amano chiedere prestiti alle banche, mentre preferiscono fare affidamento su amici o su quelli che in Italia chiamiamo “Confidi”. Oggi la situazione può cambiare, con una magiore trasparenza dei bilanci delle aziende e una crescente attenzione dei dirigenti alla responsabilità di impresa e all’immagine.
Dal punto di vista finanziario, ha invece spiegato Alessandra Lanza, responsabile Analisi imprese e territorio per intesa Sanpaolo, perché il sistema funzioni le regole del gioco devono devono essere chiare e a tutti i livelli: “Non a caso si tratta questo argomento all’interno del Festival dell’Economia, dedicato a Mercato e democrazia”.
Le piccole e medie imprese cinesi che non sono quotate in borsa, non sono tenute a seguire le regole di bilancio, è necessario però che rendano possibile la conoscenza dei loro investimenti secondo alcuni criteri: innanzitutto la trasparenza, quindi l’affidabilità, l’accessibilità delle notizie fornite (intesa come la pubblicizzazione dei bilanci) con dei dati che riflettano il valore reale dell’impresa. Accade che quest’ultimo punto venga disatteso, sia per motivi fiscali che per una certa difficoltà a qualificare o differenziare le azioni.
Attualmente il sistema tedesco, che spesso noi italiani prendiamo come esempio di regolamentazione in molti campi, solo dal 2007 sancisce un obbligo di pubblicazione dei bilanci. La Francia prevede invece il deposito degli atti presso gli uffici pubblici, ma non la possibilità di poterli consultare.
L’Italia invece prevede già da tempo sia il deposito dei conti delle aziende, sia la loro pubblicità: “Su questo aspetto - ha concluso Lanza – possiamo davvero essere da modello per le imprese cinesi”.










