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IL LIVELLO DI ISTRUZIONE DELLE ÉLITE DI GOVERNO INFLUISCE SULLA DEMOCRAZIA

01/06/2008

Parola chiave

Gli effetti della formazione e dello studio all’estero sono stati analizzati in uno studio da Antonio Spilimbergo

“Negli ultimi anni, gli economisti hanno dimostrato che istruzione e istituzioni sono fondamentali per spiegare la crescita economica “ ha affermato Antonio Spilimbergo che, dal 2007 lavora presso il Research department del Fondo Monetario Internazionale. Durante l’incontro dedicato a “Istruzione e democrazia” e moderato da Andrea Bonoldi, ricercatore presso la Facoltà di Economia dell’Università di Trento, Spilimbergo ha mostrato le relazioni che intercorrono tra il livello di istruzione (sia quella “di massa” che quella di “élite”) di un Paese e la sua democratizzazione.
Già negli anni Sessanta, all’aumentare del primo dato si riscontrava un incremento anche del secondo, con alcune eccezioni. I paesi dell’est Europa e la Russia, ad esempio, godevano al tempo di un buon livello di istruzione, ma purtroppo l’esperienza comunista non ha permesso l’affermarsi degli standard democratici; l’India, al contrario, già dagli anni Sessanta conobbe una grande democratizzazione, anche se con poca istruzione di massa; il regime democratico della Turchia durò fino al 1960, per essere poi sovvertito da un colpo di stato nel 1961; in Italia, infine, l’istruzione non è molto elevata, al contrario dei livelli di democraticità: questo fenomeno è probabilmente riconducibile al forte processo di formazione della democrazia, (e tra tutti quelli che vi hanno contribuito oggi è stato ricordato proprio il trentino De Gasperi).
Nel 2005, le eccezioni alla regola generale “più istruzione, più democrazia” sono diverse: Cuba, Cina e il Medio Oriente, pur vivendo ancora in regimi scarsamente democratici, hanno un buon livello di istruzione.
Poste queste premesse, la questione centrale riguarda la formazione culturale e scientifica dei gruppi di élite, nel Paese di origine, ma soprattutto all’estero. In particolare i Paesi in via di sviluppo dedicano attenzione all’istruzione da acquisire però in altri Stati: spesso infatti più è forte la crisi economica in casa e più si intensificano i progetti di apprendimento in altre zone e viceversa.
Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno oggi un eccellente sistema di borse di studio per accogliere studenti stranieri (il progetto Fulbright) al quale il dipartimento di stato destina 148 milioni di dollari all’anno. Hanno studiato negli Usa tre principali loro alleati politici: il presidente Afgano Hamid Garzai, il presidente messicano Vincent Foz e l’ex primo ministro inglese Tony Blair.
Se, quindi, i costi di tale operazione sono facilmente quantificabili, non si può dire altrettanto dei benefici, che corrispondono invece ad una maggiore “influenza”dello Stato di destinazione sugli “ospiti”.
Allo stesso modo, quello che un’esperienza di formazione all’estero può offrire, al di là delle competenze tecniche, è un trasferimento di idee, di contatti con il mondo esterno e di identità che varia dalle condizioni dello Stato ospitante.