I VIZI ITALIANI NEL MIRINO DI UNO STREPITOSO MAURIZIO CROZZA
Auditorium all’insegna del tutto esaurito per il comico genovese
One man show tutto da ridere ieri sera per gli eventi del Festival dell’Economia con un monologo che ha scatenato gli applausi di una platea letteralmente travolta dalle battute
Maurizio Crozza non è un tipo che ama le mediazioni e lo sanno bene tutti coloro che negli ultimi anni hanno seguito i suoi corsivi catodici a Ballarò il programma di Rai 2 condotto da Antonio Floris. Crozza è piuttosto un comico arrabbiato, molto arrabbiato, uno che vorrebbe come tanti un’Italia diversa, senza schiere di privilegiati (politici in primis) e meno ipocrita magari. E il suo messaggio è arrivato diretto ieri sera al pubblico del Festival dell’Economia. Uno show semplicemente travolgente quello del comico ligure in un Auditorium stracolmo che gli ha tributato un autentico trionfo. Per il Festival dell’Economia Maurizio Crozza ha scelto di parlare di politica ed economia senza rinunciare ad alcune delle sue imitazione più riuscite come ad esempio quelle dello scienziato Antonino Zichichi o dell’economista inglese Alan Friedman. A suo modo Crozza adotta una tattica bipartisan menando fendenti a destra e a (centro) sinistra senza guardare in faccia proprio nessuno. Si inizia con il nuovo governo ed un pizzico di nostalgia per Prodi “E’ lì che si rode il fegato perché pensa alle cose che non ha potuto fare…però bisogna essere onesti e dirlo: questo governo decide su tutto, decide cose improbabili certo, ma almeno decide”. Altri tempi quando c’era Romano “Anche lui decideva in fretta ed era tutto contento poi arrivavano sei o sette ministri e lo mandavano quasi sempre a benedire”. Il nuovo esecutivo ovviamente fornisce il volano a Maurizio Crozza per una raffica di battute “In Italia ci facciamo del male con l’immondizia e con le mozzarelle…vi immaginate cosa può succedere con il nucleare?”. La risposta è immediata “Abbiano avuto le mozzarelle alla diossina vorrà dire che per smaltire le scorie si inventeranno il provolone al plutonio”. Ma niente paura, perché a risolvere ogni emergenza ci pensa sempre Bertolaso “Oramai è diventato un incubo ma anche un’ancora di salvezza. Succede qualche disastro, qualche sciagura o alluvione? Ecco Bertolaso che ci tranquillizza tutti…io farei un salvavita Bertolaso altro che!”. Crozza punta poi in direzione Pd con una delle sue imitazioni più riuscite legata al nome di Walter Veltroni “bisogna ammettere che Walter è stato di un’eleganza unica durante le elezioni: non ha mai nominato neanche una volta il suo avversario e solo ieri ho capito che si trattava di Bertinotti”. Per rappresentare il leader Pd Crozza ha inventato la filosofia del “ma-anchismo”. Il CrozzaVeltroni spiega allora “noi siamo dalla parte degli operai ma anche degli industriali, noi siamo in favore della cultura ma anche dell’ignoranza crassa, noi siamo contro ogni razzismo ma anche favorevoli al Ku Klux Klan…”. L’occasione del Festival ispira a Crozza anche una buona azione “Stasera da Trento, dal Festival dell’ Economia, vorrei lanciare con forza l’operazione “adottiamo Mastella a distanza” e per questo chiedo un piccolo sforzo da parte di tutti”. Crozza prova anche ad immaginarsi i contorni del nuovo ministero, quello della semplificazione, affidato a Roberto Calderoli : la Bossi Fini diventerà “chi c’è c’è e chi non c’è non c’è” mentre la legge Biagi si trasformerà in “lavora e taci”. Nel monologo crozziano c’è spazio anche per l’attivissimo risolvi problemi Bertolaso e per i problemi del sistema scolastico italiano “in Europa portano in tutte le scuole la banda larga mentre ormai da noi gli studenti si devono portare anche i rotoli di carta igienica”. Nel finale ecco materializzarsi il volto economico di Crozza legato all’imitazione di Alan Friedman preoccupato sempre del “risss-parmiatore”. In un momento di crisi bisogna mantenere la calma e osservare le cose con attenzione “Se le quotazioni del petrolio crescono – spiega il FriedmanCrozza– è solo colpa dell’aumento del prezzo del barile che lo contiene…quindi se il petrolio fosse contenuto in taniche di plastica costerebbe molto meno” . Una ricetta semplice come quella che riguarda i beni primari “non mi preoccupano gli aumenti di beni inutili come la pasta, il pane e il riso ma piuttosto la crescita vertiginosa di beni primari come la vite a sponda o il contenitore tascabile per le parolacce degli operai”. Anche questa in fondo è economia, tutta da ridere, ovviamente.










