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DUE MODELLI ANTITETICI: FORTE SVILUPPO E REGIME AUTORITARIO E “MAGNIFICA COSTRUZIONE DI MERCATO E DEMOCRAZIA”

31/05/2008

Federico Rampini profondo conoscitore di “Cindia”

Riuscirà l’India a portare la Cina dalla sua parte?

La sfida del XXI secolo - secondo Federico Rampini editorialista e inviato speciale di “Repubblica” - si giocherà in India, “straordinaria confutazione del modello cinese, produttrice di sviluppo, di benessere e di speranza”. Profondo conoscitore delle due realtà economiche che riescono ad avere un tasso di crescita invidiato dal resto del mondo (Cina PIL 11% annuo e India 9%) Rampini - con grande capacità espositiva e in un teatro “colmo” – ha comparato i due opposti modelli di sviluppo.
Da un lato la Cina, un mercato senza democrazia che produce sviluppo, dall’altro la più grande democrazia del mondo - l’India - che ugualmente produce sviluppo supportata dalla grande forza, non solo della democrazia ma anche dal vantaggio di una popolazione giovane (il 70% degli indiani ha meno di 35 anni). Entrambi i Paesi contano ciascuno circa 1 miliardo e 300 milioni di persone ma, in Cina, per le note leggi che regolamentano le nascite, la popolazione è vecchia.
L’uno - la Cina - con un regime autoritario e una classe dirigente estesa, l’altro - l’India - con una democrazia federalista nella quale diversità etniche, linguistiche e religiose convivono senza le repressioni tipiche cinesi (vedi Tibet). L’India - secondo Rampini - è candidata a sorpassare la Cina almeno anagraficamente e, anche se lo sviluppo indiano è in ritardo rispetto a quello cinese, “nessuno in India vorrebbe cambiare la propria democrazia con il decisionismo cinese. Per un 2% di Pil all’anno, gli indiani non sono disposti a rinunciare allo stato di diritto”. E, mentre in Occidente assistiamo ad “una stanchezza di democrazia” per vedere l’India nella sua veste migliore, dice Rampini, “andateci quando ci sono le elezioni. Assisterete ad un esempio di fiducia straordinario: tutti in fila per ore, per andare a votare. Perché la libertà - in India - non è un lusso borghese, ma un’arma preziosa. Per i poveri di quel Grande paese, quello è il giorno che conta. Le caste inferiori si sono impadronite del diritto di voto”.
La Cina, che ha imparato la lezione di Tienamen (1989 - la rivolta soffocata nel sangue dal Partito Comunista Cinese) non mostra più le sue divisioni all’esterno e quegli studenti universitari che protestavano sono diventati la grande maggioranza dei 74 milioni di iscritti al Partito Comunista Cinese. Solo il 29% sono rimasti quegli operai e contadini che per tanto tempo sono stati lo stereotipo della Cina. Tutti gli altri sono studenti universitari che diventeranno la futura classe dirigente.
“La Cina - sostiene Rampini - è riuscita a creare un mercato che rischia diventare un esempio alternativo per tanti Paesi che non vogliono seguire il modello occidentale: addirittura si propone di diventare il modello alternativo agli Stati Uniti”.
Stiamo assistendo - di fatto - ad un nuovo espansionismo cinese: “La Cina è presente in tutti i Paesi del mondo come investitore e acquirente di materie prime per garantirsi l’accesso alle fonti energetiche”. Un esempio citato da Rampini è quello delle misure prese dai vertici cinesi in materia di agricoltura: l’acquisto di grandi terreni agricoli per essere autosufficienti. Ma non solo: la Cina porta in tutti i Paesi africani infrastrutture “chiavi in mano”, aereoporti, ponti, strade… “E, se per 4 secoli la Cina è stata una grande potenza terrestre - continua Rampini - oggi aspira a diventare un’enorme potenza marina. Ha ricostruito una grande flotta militare”. E, l’aspetto politico di questo modo di agire, non tiene in considerazione questioni legate alla democrazia: “la Cina - dice Rampini - arriva in Africa con il libretto d’assegni. E’ un partner ideale per tutti i tipi di dittatura. L’espansionismo cinese è mondiale e, fa regredire, quello occidentale”.
Uno dei fenomeni che - secondo Rampini - ha maggiormente agevolato questo tipo di sviluppo e di mercato è da leggere nel “trauma” Mao Zedong e nella sua famosa “pagina bianca per far crescere l’uomo nuovo”. “Una furia distruttrice - dice Rampini - che per 10 anni tenne le università chiuse provocando una paralisi dell’attività intellettuale e scientifica”. Oggi, naturalmente la Cina è molto diversa: la classe dirigente ha dovuto concedere ai propri cittadini molte libertà. I cinesi possono viaggiare all’estero (ci sono 70 milioni di emigrati nel mondo), ci sono 250 milioni di cittadini abbonati a Internet (sviluppo promosso dal governo ma naturalmente con la censura: si pensi che il sito di Amnesty International non si vede), c’è una forte libertà di consumo (i giovani cinesi vestono e si comportano proprio come i loro coetanei occidentali), ma non votano il proprio governo.